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martedì 3 novembre 2020

Università: laurearsi e crescere dopo i 30 anni con la facoltà “tailor-made” in periodo Covid

 In un momento così difficile, segnato dall’emergenza che stiamo vivendo a livello globale, la tecnologia digitale ha dimostrato di essere uno strumento fondamentale





L'articolo è stato pubblicato su Repubblica 

Nel settore della formazione in particolare, l’e-learning e la didattica a distanza rappresentano una valida soluzione. Sia a favore della sicurezza e della continuità dell’insegnamento. Ed anche di quanti approfittano delle circostanze, magari per investire sulla propria formazione riprendendo il percorso accademico. E tornano, così, a studiare per conseguire quella laurea alla quale si è rinunciato tanto tempo fa. Anche perché col tempo ci si è resi conto dell’importanza di quel titolo di Dottore, a vantaggio dell’avanzamento professionale ed economico.
Nel nostro Paese, c’è chi crede da sempre nella didattica a distanza. Sono le università telematiche che, come l’Università Popolare degli studi di Milano, una Università di Diritto Internazionale con riconoscimento del titolo secondo la convenzione di Lisbona nella regione Europea, con presupposti storici dal 1901, si caratterizzano per flessibilità e personalizzazione del percorso di studi. In più l’ateneo meneghino è pensato appositamente per le esigenze degli studenti più maturi, professionisti e lavoratori over 30 che vogliono tornare a studiare e laurearsi senza però dover sacrificare responsabilità di lavoro e famiglia. Uno dei vantaggi che offre lo smart studying, infatti, è che può essere seguito ovunque ci si trovi, in casa propria ed anche dal proprio ufficio.

I corsi online di Laurea Triennale, Magistrale, e i Dottorati di ricerca proposti dall’Università Popolare degli studi di Milano non hanno obbligo di frequenza, non prevedono il numero chiuso, sono fruibili su una piattaforma online. E sono ritagliati “su misura”, ovvero danno l’opportunità di raggiungere, in tempi e modalità personali, i propri obbiettivi accademici. Offre inoltre percorsi formativi unici, quali Scienze Olistiche, Criminologia e Scienze Investigative anche applicate ai Beni Culturali e Antichità, oltre alle facoltà classiche come Scienze Politiche, Scienze della Comunicazione, Sociologia, Giurisprudenza, Ingegneria Gestionale. Un’altra particolare caratteristica per cui l’ateneo eccelle, consiste nel premiare proprio chi ha già un lavoro. Riconosce, infatti, dei crediti formativi (CFU) in base alle attività professionali e al curriculum personale, che, compatibilmente con il percorso di studi intrapreso, permette di “saltare” alcuni esami e conseguire la laurea in maniera più diretta, senza perdite di tempo. “Questo ci è possibile perché siamo un’Università Internazionale che non fa parte dell’ordinamento italiano. Siamo cioè riconosciuti a statuto speciale come Università Internazionale con titoli che hanno valore legale secondo la Convenzione di Lisbona sul riconoscimento del titolo in tutta Europa” spiega il presidente Marco Grappeggia. È ufficialmente affiliata alla UUPN University of United Popolar Nations ed altre università internazionali.

È stata la prima in assoluto in Italia ad utilizzare una piattaforma di formazione telematica. Lo studente può, prima di tutto, inviare il proprio curriculum personale. In base all’esperienza lavorativa o precedenti studi, un collegio di docenti valuta la preparazione individuale e quantifica il numero di CFU riconosciuti.


Le iscrizioni sono aperte tutto l’anno e si può cominciare o ricominciare a studiare in qualsiasi momento. Ad oggi sono circa 7mila gli studenti dell’università iscritti ai venti corsi di laurea triennali e magistrali, tra cui: Economia e Diritto, Sociologia ad indirizzo psicologico, Scienze Politiche Umanistiche, Scienze della Comunicazione, Giurisprudenza internazionale ciclo unico (non abilitante all’esame di Stato), Ingegneria Gestionale Economia e Diritto. 

lunedì 2 novembre 2020

Scienze olistiche, i primi 13 laureati

 Il corso accademico è nato dalla collaborazione tra il Centro studio Gayatri e l’Università Popolare di Milano





Capitale nazionale delle scienze olistiche. Nei giorni scorsi, proprio nella città di Teodolinda, si sono laureati i primi tredici dottori in scienze olistiche. Un corso triennale nato dalla collaborazione tra il Centro studio Gayatri di via Monte Santo e l’Università Popolare di Milano, una realtà che vanta una storia di oltre cento anni. In settimana la cerimonia di consegna delle pergamene ai tredici studenti che hanno appena concluso il loro percorso accademico, in un anno particolare dove lezioni ed esami si sono... (l'articolo continua su IL GIORNO



Università: laurearsi e crescere dopo i 30 anni con la facoltà “tailor-made” in periodo Covid

 In un momento così difficile, segnato dall’emergenza che stiamo vivendo a livello globale, la tecnologia digitale ha dimostrato di essere uno strumento fondamentale





L'articolo è stato pubblicato su Repubblica 

Nel settore della formazione in particolare, l’e-learning e la didattica a distanza rappresentano una valida soluzione. Sia a favore della sicurezza e della continuità dell’insegnamento. Ed anche di quanti approfittano delle circostanze, magari per investire sulla propria formazione riprendendo il percorso accademico. E tornano, così, a studiare per conseguire quella laurea alla quale si è rinunciato tanto tempo fa. Anche perché col tempo ci si è resi conto dell’importanza di quel titolo di Dottore, a vantaggio dell’avanzamento professionale ed economico.
Nel nostro Paese, c’è chi crede da sempre nella didattica a distanza. Sono le università telematiche che, come l’Università Popolare degli studi di Milano, una Università di Diritto Internazionale con riconoscimento del titolo secondo la convenzione di Lisbona nella regione Europea, con presupposti storici dal 1901, si caratterizzano per flessibilità e personalizzazione del percorso di studi. In più l’ateneo meneghino è pensato appositamente per le esigenze degli studenti più maturi, professionisti e lavoratori over 30 che vogliono tornare a studiare e laurearsi senza però dover sacrificare responsabilità di lavoro e famiglia. Uno dei vantaggi che offre lo smart studying, infatti, è che può essere seguito ovunque ci si trovi, in casa propria ed anche dal proprio ufficio.

I corsi online di Laurea Triennale, Magistrale, e i Dottorati di ricerca proposti dall’Università Popolare degli studi di Milano non hanno obbligo di frequenza, non prevedono il numero chiuso, sono fruibili su una piattaforma online. E sono ritagliati “su misura”, ovvero danno l’opportunità di raggiungere, in tempi e modalità personali, i propri obbiettivi accademici. Offre inoltre percorsi formativi unici, quali Scienze Olistiche, Criminologia e Scienze Investigative anche applicate ai Beni Culturali e Antichità, oltre alle facoltà classiche come Scienze Politiche, Scienze della Comunicazione, Sociologia, Giurisprudenza, Ingegneria Gestionale. Un’altra particolare caratteristica per cui l’ateneo eccelle, consiste nel premiare proprio chi ha già un lavoro. Riconosce, infatti, dei crediti formativi (CFU) in base alle attività professionali e al curriculum personale, che, compatibilmente con il percorso di studi intrapreso, permette di “saltare” alcuni esami e conseguire la laurea in maniera più diretta, senza perdite di tempo. “Questo ci è possibile perché siamo un’Università Internazionale che non fa parte dell’ordinamento italiano. Siamo cioè riconosciuti a statuto speciale come Università Internazionale con titoli che hanno valore legale secondo la Convenzione di Lisbona sul riconoscimento del titolo in tutta Europa” spiega il presidente Marco Grappeggia. È ufficialmente affiliata alla UUPN University of United Popolar Nations ed altre università internazionali.

È stata la prima in assoluto in Italia ad utilizzare una piattaforma di formazione telematica. Lo studente può, prima di tutto, inviare il proprio curriculum personale. In base all’esperienza lavorativa o precedenti studi, un collegio di docenti valuta la preparazione individuale e quantifica il numero di CFU riconosciuti.


Le iscrizioni sono aperte tutto l’anno e si può cominciare o ricominciare a studiare in qualsiasi momento. Ad oggi sono circa 7mila gli studenti dell’università iscritti ai venti corsi di laurea triennali e magistrali, tra cui: Economia e Diritto, Sociologia ad indirizzo psicologico, Scienze Politiche Umanistiche, Scienze della Comunicazione, Giurisprudenza internazionale ciclo unico (non abilitante all’esame di Stato), Ingegneria Gestionale Economia e Diritto. 

giovedì 22 agosto 2019

UNIVERSITA POPOLARE DEGLI STUDI DI MILANO: STUDIARE ONLINE È POSSIBILE

Studiare online è possibile, ma non bisogna aver fretta di frequentare le lezioni. È prima necessario comprendere bene cosa si vuole studiare e come, dato che esistono due macro categorie di corsi online: i MOOC e i corsi di laurea online. In MOOC (Massive Open Online Courses) sono corsi erogati, sia a pagamento sia gratuitamente, da numerose piattaforme che consentono di studiare pressoché qualunque argomento, in alcuni casi anche seguendo le lezioni di professori universitari e premi Nobel. I corsi di laurea online invece, se legalmente riconosciuti, sono equivalenti alle lauree tradizionali, ma senza la necessità di recarsi in aula per studiare.



UNIVERSITÀ POPOLARE DEGLI STUDI DI MILANO
Università di Diritto Internazionale

L’Università Popolare degli Studi di Milano -  Università di Diritto Internazionale è regolarmente iscritta all’Anagrafe Nazionale delle Ricerche n° 58241FKL M.I.U.R. Membro della Confederazione Nazionale delle Università Popolari Italiane (Personalità Giuridica D.M. Università del 21/05/1991 – Gazzetta Ufficiale del 30/08/1991 n°203 anno 132°).


Autorizzata il 14.10.2011 (Roma), con presa d’atto Ministeriale, prot. 313, MIUR Ministero dell’Istruzione – Università – Ricerca; Trastevere 76/A – 00153 Roma, F.to., il sottosegretario del MIUR Senatore Guido Viceconte per rilasciare i titoli accademici e con approfondimento di presa d’atto del 14.10.2011 a cura della segreteria Tecnica del Sottosegretario Senatore Guido Vice- conte prof. Roberto Leoni; Dirigente Tecnico -a r. – Consulente che conferma la piena capacità giuridica di svolgere la formazione e rilasciare titoli accademici con valore legale (in virtù di sede della UUPN) in conformità della Convenzione di Lisbona (25-7-2002 supplemento ordinario della gazzetta ufficiale serie generale n.173) Lisbona 11 aprile 1997 “ Convenzione sul riconoscimento dei titoli di studio relativi all’insegnamento superiore nella regione europea” in virtù e rispetto della convenzione.

L’Università Popolare (internazionale) degli Studi di Milano ha voluto proprio per estrema trasparenza pubblicare tutti gli atti che confermano il riconoscimento ufficiale da parte del MIUR, e anche da parte di Albi particolari ai quali chi si laurea presso questo ente può accedere. Li trovate qui.


UN LIBRO SULL'ERRORE GIUDIZIARIO

"La falsa giustizia": è  il  titolo del libro della Professoressa Maria Gaia Pensieri, docente di sociologia presso l'Università Popolare degli Studi di Milano -  Università di Diritto Internazionale 



Scritto a quattro mani con il Generale Luciano Garofano  il libro tratta il tema dell’errore giudiziario.


Maria Gaia Pensieri è docente presso l'Università Popolare degli Studi di Milano, Università di Diritto Internazionale, ed è direttrice responsabile dell'area formazione e ricerca dell'Accademia italiana delle Scienze Criminologiche e Investigative (AISCI). Laureata in Scienze per l'investigazione e la sicurezza e in Ricerca sociale per la sicurezza interna ed esterna, ha conseguito i master in Antropologia filosofica e forense, criminologia e tecniche investigative avanzate e in Scienze Criminologiche-forensi. È dottore di Ricerca in scienze umane e sociali a indirizzo criminologo. Attiva sui temi della violenza di genere, del bullismo e del cyberbullismo, ha firmato diverse pubblicazioni ed è socia della Società italiana di criminologia (sic) e dell'Accademia italiana di Scienze Forensi (Acisf). È colorata in Penelope (S)comparsi Uniti. 

Perché la scelta di questo titolo La falsa giustizia?


Parafrasando Platone la giustizia è un principio immanente che armonizza le varie classi dello Stato nell’attività e funzionamento del tutto, realizzando ordine, armonia e unità.

Quando non c’è reale giustizia allora possiamo parlare di parvenza di giustizia ossia di quella che vuole apparire come tale per ridonare la pace sociale, ma non vi riesce, perché pur servendosi degli strumenti realizzati dall’uomo per aspirare al suo raggiungimento, lo stesso uomo commette degli errori che portano a delle gravi conseguenze, ossia la condanna di innocenti, la liberazione dei colpevoli di un crimine o la mancata individuazione dei suoi autori.

Nel libro abbiamo affrontato specificamente il tema dell’errore giudiziario, dal punto di vista delle ingiuste condanne, prendendo come modello l’esperienza statunitense.



Perché l’esperienza nordamericana, che peraltro ha un sistema giudiziario differente dal nostro?


Perché loro per primi hanno studiato in maniera sistematica le diverse cause o concause responsabili della realizzazione di errori giudiziari. L’associazione statunitense Innocence Project fondata nel 1992 ha dedicato la sua attività a casi giudiziari di persone condannate in via definitiva, ma che si professavano innocenti con argomentazioni plausibili, e ha compiuto ricerche e azioni sul campo sia per individuare gli errori che erano stati commessi nei procedimenti sia per reperire nuove prove per arrivare alla riapertura dei casi stessi.

Avere una casistica tanto ampia (dal ‘92 a oggi) ci ha permesso di capire in quali ambiti del procedimento giudiziario si verificano maggiormente gli errori e quali potrebbero essere le possibili soluzioni.

La Prof.ssa Maria Gaia Pensieri 
Benché il nostro sistema processuale di Civil Law, sia differente da quello di Common Law anglosassone, resta il fatto che entrambi si avvalgono di prove tipiche e atipiche, di prove scientifiche, di tecnologie, di testimonianze, di periti e consulenti; e nel dibattimento come da noi, del contraddittorio tra le parti per arrivare a un verdetto di colpevolezza o innocenza.

Con le dovute differenziazioni che evidenziamo anche nel libro, resta invariato il nostro interesse per il lavoro di individuazione delle falle svolto da Innocence Project, durante le fasi iniziali delle indagini, gli interrogatori, le testimonianze o dovute all’apporto di pseudo scienze all’interno del processo. 


In Italia abbiamo lavori simili?


Direi di no. In Italia abbiamo iniziato solo da qualche anno a studiare le cause di errore giudiziario, per cui non possiamo avvalerci di una casistica ampia come la loro.

Quando è partito questo lavoro negli USA, l’opinione pubblica era scettica, perché riponeva una fiducia incondizionata nel sistema giudiziario americano, ritenuto infallibile e tra i più democratici al mondo.

Ma quando l’attività svolta da questa associazione ha iniziato a portare alla luce gli errori commessi, la loro attività ha ricevuto un impulso, sono state aperte altre sedi in diversi Stati degli USA e il numero di casi dubbi segnalati sono cresciuti vertiginosamente. È come se fosse stato scoperchiato un vaso di Pandora, una nuova consapevolezza si è andata via via formando nelle persone, tanto da spingere diversi Stati dove vigeva la pena di morte a sospendere le esecuzioni in attesa di nuovi sviluppi. Sono state istituite delle commissioni d’inchiesta e sono state svolte delle verifiche sulle attività di alcuni consulenti delle Procure, insomma tutta una serie di interventi per correggere tutto ciò che risultava necessario per un adeguato svolgimento dei processi e per fornire maggiori garanzie agli imputati.



Quindi secondo lei  qual è la situazione degli errori giudiziari nel nostro Paese?


Questo non lo sappiamo, ma possiamo partire dal lavoro svolto negli Stati Uniti e da quello che abbiamo descritto nel nostro libro per iniziare a ragionare sui nostri possibili errori.

Sicuramente, e lo posso affermare senza correre il rischio di smentite, la lentezza del nostro sistema giudiziario contribuisce in modo concreto al verificarsi di errori giudiziari. Pensi al largo ricorso che facciamo della carcerazione preventiva: un imputato attende molti anni la conclusione dei processi che lo riguardano per poi uscirne magari scagionato con formula piena, e questo già ci dovrebbe far comprendere che qualcosa nel nostro sistema non funziona. Non possiamo parlare di errore giudiziario nella vera accezione del termine, perché canonicamente l’errore si compie quando c’è una sentenza definitiva e poi a seguito di una revisione processuale il condannato viene riconosciuto innocente, ma chiamiamo pure questo errato coinvolgimento come vogliamo, resta comunque il fatto che delle persone vengono invischiate in procedimenti giudiziari per uscirne pulite dopo molti anni; è facile comprendere che la loro vita non sarà più la stessa e, mi creda tutto ciò purtroppo, potrebbe accadere a ognuno di noi. 

L’acquisizione tardiva di testimonianze, l’escussione di testi ad anni di distanza dai fatti, la durata eccessiva dei diversi gradi processuali: se da una parte sembrano garantire proprio la correttezza del giudizio, dall’altra risentono di tutta una serie di interferenze dovute proprio al tempo trascorso.




Può spiegarci meglio cosa intende?


Per esempio ascoltare il possibile testimone di un reato molto tempo dopo i fatti può aumentare il rischio che il ricordo non sia più nitido o puro, risentendo dell’influenza mediatica sul caso o dell’interferenza del racconto di altri.

Dando per assunto che il testimone sia in buona fede, sull’attendibilità della testimonianza influiscono diverse variabili. Se consideriamo che nel nostro sistema alla testimonianza è riservato un notevole peso processuale, e mentre parliamo mi vengono in mente alcuni di casi recenti, possiamo inferire che se non ci si avvale di studi psicologici sul tema, se non si ricorre a tecniche di interrogatorio adeguate, se non si riducono i tempi processuali come richiesto anche dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) che ci ha più volte condannato per le lungaggini, aumenta sicuramente la possibilità di commettere degli errori, con conseguenze devastanti per chi viene ingiustamente condannato.

Ritornando al titolo, abbiamo utilizzato il termine “falsa” perché anche le vittime di un reato e le loro famiglie sicuramente non possono trarre conforto dalla condanna di un colpevole qualsiasi; loro e la società tutta hanno bisogno di una vera giustizia. 



Avete portato esempi concreti nel vostro libro?


Abbiamo parlato di casi americani e italiani risolti dopo la revisione. Come dicevo, in Italia non abbiamo una statistica relativa alle categorie di errori commessi, ma partire dai casi nazionali risolti permetterebbe anche al nostro Paese di iniziare un lavoro di questo tipo. Questo è stato fatto da Innocence Project e i dati ci dicono che l’errata testimonianza, ma anche l’erroneo riconoscimento di un reo, sono ai primi posti nella classifica degli errori. 

Va detto che in genere a un verdetto sbagliato si arriva per una serie di concause, e aggiungerei anche che la fase iniziale investigativa si rivela determinante per poter arrivare a un giudizio che porti alla condanna dei veri responsabili di un crimine.




Le indagini in effetti sono una parte importante, ma se vi si commettessero degli errori ciò emergerebbe nel processo, giusto?


Nel dibattimento dovrebbero emergere gli eventuali errori, il contraddittorio dovrebbe proprio avere questo ruolo. Le operazioni probatorie nei momenti dell’ammissione, dell’assunzione e della valutazione, dovrebbero utilizzare gli strumenti di conoscenza attinti dalla scienza e dalla tecnica e a principi e metodologie scientifiche che resistono al criterio di falsificazione, oltre che avvalersi delle comprovate competenze degli esperti che le impiegano. Però anche la fase investigativa, peraltro inizialmente operata esclusivamente dalla polizia giudiziaria su incarico del magistrato che conduce le indagini, può nascondere delle insidie che possono rimanere celate anche in sede processuale. Per esempio mi vengono in mente errori durante le fasi di repertamento dove possono avvenire delle contaminazioni, oppure una cattiva conservazione delle fonti di prova che può portare a un loro decadimento informativo. Questo parlando degli accertamenti tecnici, mentre per quanto riguarda le indagini cosiddette tradizionali un errore potrebbe essere quello dell’innamoramento per una tesi e una visione a tunnel che portano ad escludere altre piste possibili, perdendo nelle fasi iniziali alcuni elementi utili che non saranno più recuperabili in quelle successive inficiando per sempre la buona riuscita di un caso.


Oggi si parla sempre di più della prova del Dna nei processi, ma possono essere realmente attendibili per la soluzione dei casi?


Il Dna può essere decisamente attendibile perché la percentuale di errore, cioè la possibilità che quel DNA coincida con quello di più persone, oltretutto tutte presenti sul locus commissi delicti, è veramente prossima allo zero.

Su tutte le prove tecnico-scientifiche grava sempre una percentuale variabile di rischio, perché c’è sempre la mano dell’uomo a operare; quello che oggi è veramente importante comprendere è che per abbattere la percentuale di errore è necessario operare seguendo standard certificati, protocolli operativi, procedure codificate, linee guida pubblicate da scienziati di una determinata disciplina forense e che devono essere applicate da tutti coloro che entrano a vario titolo come esperti forensi nel procedimento giudiziario; solo così possiamo sperare di abbattere il rischio di commettere errori.



Ci può fare un esempio di un caso trattato nel libro?


Abbiamo riportato diversi casi di processi di revisione instaurati negli USA che alla loro conclusione hanno portato a scagionare i condannati a pene molto gravose, al carcere a vita o addirittura alla pena capitale.

I casi citati erano tutti accomunati da due elementi: proponevano l’analisi dei bitemark - segni di morso - presenti sulle vittime, e l’altro elemento in comune era sempre lo stesso consulente della Procura.

Ebbene durante i differenti processi di revisione emerse che il consulente non aveva nessuna specializzazione per dichiararsi esperto in questo campo specifico, e che la Procura si era affidata a lui giudicandolo esperto sulla base dei precedenti incarichi. 

Ma, mentre il DNA lasciato su una vittima dall’autore del morso è una scienza esatta, così non è per i segni di morso i quali non possono essere utilizzati per indentificare in modo univoco l’autore; questo perché i segni impressi sui tessuti subiscono delle modificazioni dovuti al trascorrere del tempo, la stessa dentatura dell’autore col tempo subisce delle trasformazioni variando il suo aspetto; pertanto da queste brevi considerazioni si comprende come l’analisi dei segni di morso da sola non sia attendibile per l’identificazione di un reo.

Nel libro abbiamo riportato diversi casi reali dove si evidenziano le differenti tipologie di errori commessi che hanno portato a delle erronee condanne, sperando così di rendere più scorrevole e interessante la lettura.



Il libro
La falsa giustizia La genesi degli errori giudiziari e come prevenirli
di: Garofano Luciano Pensieri Maria Gaia
Prefazione di Manfredi Mattei Filo della Torre
Introduzione di Baldassare Lauria
Autori: Luciano Garofano, Maria Gaia Pensieri

martedì 23 luglio 2019

L'UNIVERSITÀ POPOLARE DEGLI STUDI DI MILANO AL CONGRESSO MONDIALE DELLO IHALM

Presso l’aula magna dell’università di Roma “La Sapienza” e presso presso la UNINT, l’Università internazionale di Roma, si è tenuto la 34º edizione del congresso mondiale dello IHALM, dal 21 al 26 Luglio.


MAGGIORI INFORMAZIONI ALLA PAGINA DELL'UNIVERSITÀ

Ogni due anni il Congresso dello IHALM, di matrice fortemente criminologica, affronta sotto molteplici punti di vista es attraverso sessioni articolate e afferenti ad aree tematiche e specialistiche, i temi riguardanti lo studio del crimine dal punto di vista giuridico e medico.

Sono chiamati dalle più importanti Università ed enti di ricerca i maggiori esperti mondiali della criminologia di matrice giuridica e medica provenienti dall’accademia e dalle professioni, nonché di tutti i settori afferenti alla criminologia:dagli Stati Uniti all’Australia, dal Giappone alla Francia passando per l’Africa, America e l’Europa e naturalmente l’Italia quale centro di eccellenza.

Il Rettore Magnifico dell’Università Popolare degli studi di Milano, il Prof. Avv. Giovanni Neri, titolare della cattedra di Criminologia e Sistema Penale “Cesare Lombriso”, ha partecipato in qualità di esperto qualificato nonché quale componente del comitato organizzativo per l’edizione italiana di questo grandioso evento, ospitato ogni due anni nelle maggiori città del pianeta e che può essere considerato il più importante incontro mondiale riguardante le scienze criminologiche.

Il nostro Magnifico Rettore, ha inoltre premiato il Presidente Onorario dello IHALM, Professor David Westubb, per contributi resi da quest’ultimo nella ricerca scientifica criminologica di area giuridica. 

mercoledì 18 luglio 2018

UNIVERSITÀ POPOLARE DI MILANO DI FRONTE ALLA LEGGE: NASCE UN NUOVO SITO WEB

Nasce  www.universitapopolaremilano-lex.com,  un sito web che illustra alcuni episodi controversi che hanno visto al centro l'Università Popolare di Milano, o Università Popolare degli Studi di Milano, riconosciuta dal MIUR come università internazionale e autorizzata ad emettere titoli riconosciuti nel nostro Paese.




Purtroppo, in seguito ad un personaggio (tale Giuseppe Macario) già denunciato, l'Università ha subito numerosi attacchi diffamatori come già riportato da diverse testate nazionali tra cui rollingstone, o come abbiamo già ampiamente evidenziato in questo nostro articolo di qualche mese fa.

CHI ATTACCA L'UNIVERSITÀ?

Il sito che descrive correttamente tutte le operazioni criminali Internazionali) di questo personaggio è:
Presto.news SCAM Giuseppe Macario FRAUD PRESTO.NEWS SCAM GIUSEPPE MACARIO PRETENDING TO BE PROFESSOR CYBERSTALKING STUDENTS AND WOMEN

Non sappiamo perché Giuseppe Macario, che vive a Fiano con la madre e ha circa 35 anni pubblichi cose diffamanti sulla nostra università. Da quel che sappiamo ha pubblicato contro altre Università come La Sapienza di Roma, la LIUC e contro docenti (soprattutto donne) della Bocconi e di Università come Harvard. Si tratta di un mistero. 


LA TRASPARENZA DELL'UNIVERSITÀ POPOLARE DEGLI STUDI DI MILANO 

L’Università Popolare degli Studi di Milano è regolarmente iscritta all’Anagrafe Nazionale delle Ricerche n° 58241FKL M.I.U.R. Membro della Confederazione Nazionale delle Università Popolari Italiane (Personalità Giuridica D.M. Università del 21/05/1991 - Gazzetta Ufficiale del 30/08/1991 n°203 anno 132°). Autorizzata il 14.10.2011 (Roma), con presa d’atto Ministeriale, prot. 313, MIUR Ministero dell’Istruzione - Università - Ricerca; Trastevere 76/A - 00153 Roma, F.to., il sottosegretario del MIUR Senatore Guido Viceconte per rilasciare i titoli accademici e con approfondimento di presa d’atto del 14.10.2011 a cura della segreteria Tecnica del Sottosegretario Senatore Guido Vice- conte prof. Roberto Leoni; Dirigente Tecnico -a r. - Consulente che conferma la piena capacità giuridica di svolgere la formazione e rilasciare titoli accademici con valore legale (in virtù di sede della UUPN) in conformità della Convenzione di Lisbona (25-7-2002 supplemento ordinario della gazzetta ufficiale serie generale n.173) Lisbona 11 aprile 1997 “ Convenzione sul riconoscimento dei titoli di studio relativi all’insegnamento superiore nella regione europea” in virtù e rispetto della convenzione. 

L'università Popolare di Milano esiste da oltre cent'anni, così come molte altre università popolari sparse in tutta Italia. Le università popolari NON VANNO confuse come scrive qualcuno poco informato on le "università della terza età", che svolgono attività utili: corsi di pittura, corsi di judo, corsi di yoga e chi più ne ha più ne metta, ma non certo corsi di laurea.

Si tratta quelle della terza età di offrire un modo sano per tenere impegnato il proprio tempo libero. 

Al termine di ciascun corso viene solitamente rilasciato un attestato di frequenza, a ricordo della propria esperienza nell'università popolare. 

L'università Popolare degli Studi Milano non va però confusa con l'Università Popolare di Milano 
La prima è un ente riconosciuto in Italia ma con struttura internazionale 

L'Università oggi è autorizzata a rilasciare i titoli accademici proprio dal MIUR con presa d’atto Ministeriale, prot. 313, MIUR Ministero dell’Istruzione - Università - Ricerca.








sabato 30 settembre 2017

UNIVERSITÀ POPOLARE DI MILANO: PIÙ DI 100 ANNI DI CULTURA, IN AIUTO DEI PIÙ DEBOLI




Cosa sono le Università Popolari? Perché sono nate? E cosa sono diventate? Per rispondere a queste domande, è bene capire quale sia la storia delle Università Popolari. Le Università Popolari italiane sono nate fra il 1900 e 1901 sull’onda di quanto creato negli ultimi anni del secolo precedente in Danimarca, Svezia e Regno Unito, con lo scopo di combattere la piaga dell’analfabetismo e istruire le persone tramite conferenze, lezioni, dibattiti senza alcuna discriminazione di razza, religione e sesso. 



Durante il Ventennio fascista, molte Università Popolari vennero chiuse o assorbite dall’organizzazione fascista, e ripresero vita propria e autonoma solo nel dopoguerra. Le Università Popolari italiane, di solito, sono associazioni private, che possono interagire con le Università di Stato per il rilascio di crediti formativi (CFU). È necessario e doveroso sottolineare che solo le Università statali e quelle legalmente riconosciute possono rilasciare titoli accademici validi a livello legale. 
All’interno delle Università Popolari è possibile studiare diverse discipline, universitarie e non, come la cucina, la pittura e la decorazione, l’antiquariato, la fotografia, grafica, ballo, danza, arti popolari e via di questo passo. I corsi che si studiano possono essere quindi anche molto diversi da quelli studiati nei comuni atenei, a causa dell’originaria vocazione delle Università Popolari: formare le persone su qualunque argomento. L’obiettivo principale è infatti la conoscenza, rivolta non ad un’utenza selezionata, ma a chiunque voglia apprendere e migliorare il proprio stato culturale.

Fra le Università Popolari, la più importante come riconoscimenti ministeriali è l’Università Popolare di Milano, che è autorizzata, in quanto riconosciuta come università internazionale, a rilasciare lauree riconosciute ed equivalenti a quelle rilasciate da un’università tradizionale. Le università popolari di solito rilasciano attestati di partecipazione ai loro corsi, che però non hanno alcun valore legale, mentre una laurea dell’Università Popolare di Milano ha lo stesso valore di una conseguita alla Bocconi o alla Sapienza. Ci sono numerose altre università internazionali nel mondo che hanno operano come l'Università Popolare di Milano e che svolgono i medesimi compiti. L'Università Popolare di Milano, che per distinguersi dalle altre Università Popolari è definita Università Popolare degli Studi di Milano opera in Costa d'Avorio e in Burkina Faso dove esistono dei gemellaggi e l'intento dell'Università di aiutare nello studio persone che sono più in difficoltà di noi, aiutarle proprio nel loro paese di origine. Dato che le università popolari sono nate per favorire la formazione delle persone in un periodo in cui l’analfabetismo era dilagante in vari strati della popolazione, l’attività dell’Università Popolare Degli Studi di Milano si è spostata in paesi in via di sviluppo, per portare l’istruzione a persone che normalmente non riuscirebbero a studiare.

In diversi casi può sorgere il dubbio sul fatto che un’Università Popolare, operante in Costa D’Avorio e Burkina Faso possa rilasciare delle lauree valide per lo stato italiano. Grazie al trattato di Lisbona ciò è possibile, e viene fatto da numerose università. Sulla Gazzetta Ufficiale si legge infatti che:
L’università Popolare degli Studi di Milano è regolarmente iscritta all’Anagrafe Nazionale delle Ricerche n° 58241FKL M.I.U.R. Membro della Confederazione Nazionale delle Università Popolari Italiane (Personalità Giuridica D.M. Università del 21/05/1991 – Gazzetta Ufficiale del 30/08/1991 n°203 anno 132°).

Autorizzata il 14.10.2011 (Roma), con presa d’atto Ministeriale, prot. 313, MIUR Ministero dell’Istruzione – Università – Ricerca; Trastevere 76/A – 00153 Roma, F.to., il sottosegretario del MIUR Senatore Guido Viceconte per rilasciare i titoli accade- mici e con approfondimento di presa d’atto del 14.10.2011 a cura della segreteria Tecnica del Sottosegretario Senatore Guido Vice- conte prof. Roberto Leoni; Dirigente Tecnico -a r. – Consulente che conferma la piena capacità giuridica di svolgere la formazione e rilasciare titoli accademici con valore legale (in virtù di sede della UUPN) in conformità della Convenzione di Lisbona (25-7-2002 supplemento ordinario della gazzetta ufficiale serie generale n.173) Lisbona 11 aprile 1997 “ Convenzione sul riconoscimento dei titoli di studio relativi all’insegnamento superiore nella regione europea” in virtù e rispetto della convenzione. 

L’Università Popolare (internazionale) degli Studi di Milano ha voluto proprio per estrema trasparenza pubblicare tutti gli atti che confermano il riconoscimento ufficiale da parte del MIUR, e anche da parte di Albi particolari ai quali chi si laurea presso questo ente può accedere.


Nonostante l’estrema trasparenza in merito alla possibilità di rilasciare titoli legalmente validi, vi sono casi in cui persone che formulano accuse inconsistenti contro l’Università Popolare degli Studi di Milano, ricevendo una denuncia per diffamazione come risposta. Secondo quanto dichiarato dal Dr. Marco Grappeggia, Presidente dell’Università Popolare Degli Studi di Milano.

Abbiamo appreso con rammarico dell’esistenza su Internet di un sito web che in una sua pagina, redatta da un autore che si nasconde nell’anonimato, pubblica frasi ingiuriose e prive di fondamento nei confronti del nostro Ateneo.

Le affermazioni contenute nel loro testo sono altamente lesive e contengono perciò gravi ipotesi di reato. Per queste ragioni abbiamo già dato mandato agli avvocati per sporgere denuncia agli organi competenti ai fini dell’accertamento di ogni responsabilità – prosegue la nota -. Inoltre è prevista una azione civile per il risarcimento dei danni che è stato calcolato ammontino a circa 2 milioni di euro di danno di immagine. A riguardo si precisa che il ricavato sarà interamente devoluto in beneficenza”. 

Siccome l’Università Popolare degli Studi di Milano non è la sola ad essere attaccata da questo personaggio, si è costituita una class action che presenta alla pagina www.giuseppemacario.info tutte le informazioni in merito a questo CyberStalker.

Conclude così l’ateneo: “Diffidiamo altresì chiunque a veicolare il contenuto di tali affermazioni e ci riserviamo di procedere anche contro i soggetti che, a qualsiasi titolo, concorreranno alla diffusione, sia integrale che parziale,di notizie diffamanti. Difenderemo l’onorabilità del nostro Ente e delle persone diffamate. Ribadiamo pertanto, con assoluta fermezza, che l’Università Popolare degli Studi di Milano continuerà ad operare nell’interesse dei propri studenti, sempre fuori da ogni logica di interruzione dei percorsi di studio e già riconosciuti dal Consiglio di Stato e pubblicati su Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana“.

Al momento il sito in questione ha cambiato denominazione, e sul sito   www.prestonews.info si può leggere una denuncia per cyberstalking contro la persona in questione che continua a diffamare impunemente sulla rete, nel pieno anonimato.  

Il sito di questo personaggio rende di mira Università Italiane di tutto rispetto come LIUC (Libera Università di Castellanza), e alcuni docenti della Bocconi e de La Sapienza, diffamandoli pesantemente. Evidentemente chi ha realizzato il sito non si sente conto che tale comportamento oltre a essere poco serio, comporta dei danni di immagine quantificabili in centinaia di migliaia di euro che andranno dibattuti in sede penale e civile.

Insomma: quando volete sapere se una Università ha qualche riconoscimento in Italia è sufficiente che consultiate gli atti del MIUR in Gazzetta Ufficiale. Chi sta affermando che è falso è stato querelato.

Ormai noto ai giudici internzionali, GIUSEPPE MACARIO si presenta come  un professore di una Università della Gente (University of People) priva di valore. Ci informano che la querela per diffamazione è stata presentata a marzo di quest'anno presso il Tribunale di Milano. Purtroppo ci vorranno mesi per ottenere un risultato, ma arrivano già le prime condanne da parte di chi nel 2015 ha diffamato un membro del senato accademico.

La prima sentenza dal tribunale è arrivata quest’anno e si fa sentire severamente!” ci spiega il presidente di Ateneo. “Il tribunale di Verbania ha condannato infatti a 9 mesi in sede penale e l’esito futuro in sede civile di 800.000€ di danni saranno donati per cause di ricerca scientifica”.
Ne parla anche La Prima Pagina

L’UNIVERSITÀ ATTACCATA PERCHÉ INFASTIDISCE CHE AIUTI PAESI IN AFRICA?

Nella foto seguente vedete come l’Università viene attaccata dal personaggio di cui abbiamo parlato qui sopra. Una convenzione con il Burkina Faso e con la Costa d’Avorio (peraltro operata anche da altre Università italiane che stringono contatti continuamente con enti dell’Africa del Nord e centrale) non deve essere piaciuta allo stalker seriale, che deve avere evidenti problemi di xenofobia. E il tutto nell’anonimato, senza firma. 


Di seguito invece la vera fotografia pubblicata dall’Università Popolare di Milano. 



l'Università Popolare di Milano, dicevamo, non è l’unica ad aiutare Paesi più in difficoltà dei nostri.
Lo fa con non tanto con uno spirito di semplice carità, ma operativo: nella convinzione che la cultura e l’insegnamento portato là dove serve aiuta la popolazione a risollevarsi. Se guardate ad esempio a questo link vedrete come anche Università italiane hanno stretto rapporti di collaborazione in Burkina Faso e in particolare con l'Université de Ouagadougou.  E poi ecco le Università sempre italiane che hanno stretto accordi con le sedi universitarie della  Costa d'Avorio.  

Avremmo molti meno profughi e persone che soffrono se tutti ci adoperassimo ad aiutare là dove serve. In particolare a portare istruzione. L’istruzione emancipa un popolo e gli consente di crescere, economicamente e civilmente. 

L'Università Popolare degli Studi di Milano opera in Costa d'Avorio e in Burkina Faso dove esistono dei gemellaggi e l'intento dell'Università di aiutare nello studio persone che sono più in difficoltà di noi, aiutarle proprio nel loro paese di origine.

Qualcuno si è chiesto come mai proprio questi due paesi africani e non per esempio un paese europeo. Per un motivo principale: le università popolari sono nate in un periodo in cui l'istruzione in Italia non era accessibile ad alcuni strati della popolazione. Oggi non è più così: in Italia chiunque può accedere all'istruzione a qualsiasi livello e dunque una Università come era pensata per le masse popolari non avrebbe più senso di esistere.
È per questo che da alcuni anni la popolare si sta rivolgendo al di fuori dall'europa, prendendo sotto la sua tutela paesi e centri di formazione che hanno un effettivo bisogno di essere aiutati. Avrebbe potuto scegliere qualche paese nell'est asiatico, questo è vero, ma un po' per praticità (il Nord Africa è molto più vicino) e un po' perché da qualche parte si doveva pur iniziare, le attività si sono concentrate principalmente in Burkina Faso e in Costa d'Avorio.

Chissà se anche le altre Università Popolari seguiranno il percorso aperto dall’Università Popolare di Milano in modo da estendere le loro attività anche nei paesi in via di sviluppo. 

COME CONTATTARE L’UNIVERSITÀ POPOLARE DEGLI STUDI DI MILANO 

Per scoprire i corsi di laurea proposti dall’Università Popolare Degli Studi di Milano e inviare una richiesta di informazioni, la pagina da seguire per ottenere le brochure gratuite è la seguente: Università Popolare degli Studi di Milano. Oppure potete scrivere alla pagina dei contatti. 

mercoledì 13 settembre 2017

LA LAUREA MIGLIORA LA VITA. I DATI LO CONFERMANO

“La Retribuzione Annua Lorda media dei laureati è – secondo quanto riportato dallo studio “JP Salary Outlook 2016 – Analisi del mercato retributivo italiano” pubblicato da Job Pricing a settembre 2016 - di 39.934 €, mentre quella dei non laureati è di 27.599 €, con uno scostamento pari al 44,7%”. La differenza principale fra laureati e non laureati però non è solo retributiva, ma legata alla maggiore possibilità di ottenere una qualifica manageriale.



Fra i non laureati, infatti, solo il 3% occupa una posizione apicale, mentre fra i laureati la percentuale sale al 25%, si legge nel rapporto. Un’altra notizia è relativa alle pensioni: “se il pensionato possiede un titolo di studio pari alla laurea – rileva l'Istat nel focus sulle condizioni di vita dei pensionati 2014-2015 -, il suo reddito lordo pensionistico (circa 2.660 euro/mese) è più che doppio di quello delle persone senza titolo di studio o con al più la licenza elementare (1.160 euro)". 


Il titolo di studio influisce sia sulla carriera che su busta paga e pensione. Non è mai troppo tardi per laurearsi: con l'università online il percorso è più veloce e senza ostacoli

Se qualcuno si sta mangiando le mani per quel corso di studi abbandonato e mai completato, sappia che non è mai troppo tardi per rimettersi a studiare. Grazie alle università telematiche e ai corsi online è possibile seguire le lezioni da casa, dal posto di lavoro o in qualunque altro posto connesso a internet e presentarsi nella sede dell’università scelta solamente per sostenere gli esami e, al fine del percorso, discutere la tesi di laurea. Inoltre non è necessario iscriversi entro settembre/ottobre, ma è possibile iscriversi ai corsi di laurea tutto l’anno, senza alcun sovrapprezzo. 

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La laurea conviene, stipendi più alti e pensioni più ricche


Essendo le università telematiche concepite per la formazione online, sono ottime nel venire incontro aulle esigenze dei lavoratori, con piani di studio personalizzati, con collegio di docenti pronti a valutare ogni singolo curriculum per assegnare CFU in base a studi pregressi o interrotti, corsi frequentati in passato ed esperienze professionali maturate, con l’indubbio vantaggio di avere meno esami da sostenere. Grazie allo studio online, è inoltre possibile ridurre enormemente i costi di trasporti, pasti fuori casa, affitti (in caso si studi fuori sede) e, di conseguenza, delle varie spese che normalmente affronta uno studente tradizionale. 

La laurea, come è possibile intuire, è un investimento a lungo termine, che consente di migliorare le prospettive lavorative dei laureati, con stipendi più elevati e, al momento della pensione, un assegno pensionistico più alto. Con il vantaggio di non dover frequentare le lezioni in ateneo, ma studiare dove si preferisce.

sabato 27 maggio 2017

L'UNIVERSITÀ POPOLARE DI MILANO CONTRO SITI FAKE, MIUR E CIMEA

Diffondono informazioni inesatte e prive di fondamento”: questa la conclusione del direttivo universitario per voce del suo Presidente Marco Grappeggia in seguito ad alcuni ripetuti attacchi, in particolare da un sito “Fake”, presto.news,  che si spaccia per un altro sito svizzero. 
Università Popolare di Milano
Il Senato Accademico dell'Università Popolare di Milano 
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Milano 27 maggio 2017 - "Abbiamo appreso con rammarico dell’esistenza su Internet di un sito web, non italiano, ma svizzero (www.presto.news) che in una sua pagina, redatta da un autore che si nasconde nell'anonimato, pubblica frasi ingiuriose e prive di fondamento nei confronti del nostro Ateneo. Il dominio in questione si configura come un clone (un fake) del sito ufficiale e realmente esistente di una radio Svizzera che è la Schweizer Radio und Fernsehen (SRF) www.srf.ch e che nulla ha a che vedere con Presto.news. 

Dati di registrazione del sito fake "PRESTO NEWS" 

Dati di registrazione sito corretto della SRF Svizzera 
Lo si legge in una nota del Direttivo Universitario, che ci informa di aver reagito alle insistenti diffamazioni a mezzo stampa con una querela presso la Procura della Repubblica. 

“Le affermazioni contenute nel loro testo sono altamente lesive e contengono perciò gravi ipotesi di reato. Per queste ragioni abbiamo già dato mandato agli avvocati per sporgere denuncia agli organi competenti ai fini dell’accertamento di ogni responsabilità – prosegue la nota -. Inoltre è prevista una azione civile per il risarcimento dei danni che è stato calcolato ammontino a circa 2 milioni di euro di danno di immagine. A riguardo si precisa che il ricavato sarà interamente devoluto in beneficenza”. 



L'Università Popolare degli Studi di Milano rimane integra nelle sue funzioni anche a seguito di alcuni attacchi - privi di fondamento si precisa - avuti dal MIUR e dal CIMEA.

"La capacità giuridica d'esercizio delle funzioni universitarie internazionali rimane persistente ed efficace come sancita nell'ordinanza e provvedimento amministrativo di ultimo grado del Consiglio di Stato". 

"La Procura della Repubblica ha archiviato alcuni attacchi da parte del MIUR e del CIMEA per insussistenza e in seguito l'Ateneo ha querelato per diffamazione il CIMEA e per calunnia il MIUR per avere calunniato l'Ateneo - precisa l'Università - senza motivazioni giuridicamente valide" 
L'Università Popolare degli Studi di Milano svolge dunque le sue funzioni in completa armonia con le leggi vigenti dello Stato Italiano e - precisa - è autorizzata con provvedimento amministrativo pubblicato addirittura sulla Gazzetta Ufficiale e da una consultazione confermata da Consiglio di Stato. 

Conclude così l'ateneo: “Diffidiamo altresì chiunque a veicolare il contenuto di tali affermazioni e ci riserviamo di procedere anche contro i soggetti che, a qualsiasi titolo, concorreranno alla diffusione, sia integrale che parziale,di notizie diffamanti. Difenderemo l’onorabilità del nostro Ente e delle persone diffamate. Ribadiamo pertanto, con assoluta fermezza, che l'Università Popolare degli Studi di Milano continuerà ad operare nell’interesse dei propri studenti, sempre fuori da ogni logica di interruzione dei percorsi di studio e già riconosciuti dal Consiglio di Stato e pubblicati su Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana".

Rif. http://www.unimilano.org/wp-content/uploads/unimilano_-_pubblicazione_gazzetta_ufficiale.pdf

domenica 26 luglio 2015

LE TRE "T" DI PAPA FRANCESCO

Di seguito presentiamo il testo dell'articolo del Prof. Franco Peretti, docente presso l'Università Popolare di Milano e referente per il Piemonte della Fondazione “Sorella Natura”.

"Canonization 2014- The Canonization of Saint John XXIII
and Saint John Paul II (14036966125)" di Jeffrey Bruno
from New York City, United States
Da Santa Cruz in Bolivia, durante il suo recente viaggio in alcuni paesi dell’America Latina, partecipando al secondo incontro mondiale dei movimenti popolari, papa Francesco ancora una volta ha fatto sentire la sua voce per proclamare i diritti sacri, così li ha definiti il pontefice, dell’uomo, evidenziando in particolare il diritto alla terra, alla casa e al lavoro. Per inciso va sottolineato che, parlando in spagnolo, ha usato “tierra”, “techo” e “trabajo” e quindi è stata coniata da Francesco l’espressione “i diritti delle tre T”. Già queste poche parole sarebbero sufficienti per dare spazio ad interessanti e significative considerazioni filosofiche e giuridiche, perché Francesco ha contribuito per alcuni aspetti ad introdurre il superamento della dottrina dei diritti naturali. L’uomo in altre parole non ha solo dei diritti, che gli competono in quanto uomo, ma addirittura quegli stessi diritti sono il dono della volontà del Creatore. Poiché questi tre diritti non sono ancora riconosciuti non solo in America Latina, ma in molte parti del mondo, per Francesco è necessario un cambiamento. 
 
Il processo del cambiamento 

Anche nel richiamo al cambiamento emerge la novità del pensiero del Vescovo di Roma. Dice infatti il papa che c’è necessità di cambiamento in tutta l’ America latina, c’è necessità di cambiamento in tutto il mondo perché “ ci sono contadini senza terra, molte famiglie senza casa, molti lavoratori senza diritti” e questa è situazione non più tollerabile, che richiede una radicale azione, Se vogliamo possiamo dire che in questa presa di coscienza sta la novità di Francesco_ alle condanne di San Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI aggiunge lo spirito francescano della necessità dell’azione, di un azione di rinnovamento, che deve coinvolgere tutti, in particolare i poveri, perché a loro spetta il compito fondamentale in questo processo di cambiamento. E anche su quest’ultimo modo di dire, processo di cambiamento, c’è una sottolineatura del Pontefice. Dice infatti di apprezzare queste parole, che ha trovato in diversi documenti dei movimenti popolari, perché ritiene che parlare solo di cambiamento significa avere una visione statica e soprattutto significa fare riferimento ad un evento, che cade sull’umanità, che è chiamata a sopportarne le conseguenze, in una situazione, che la vede totalmente passiva. Parlare invece di “ processo di cambiamento” significa invece fare riferimento all’azione di una comunità, che agiusce e sceglie di essere protagonista degli eventi. Nell’ uomo d’oggi c’è un’ attesa, c’è un forte desiderio di essere protagonista del cambiamento, che diventa molto urgente. “ Non c’è più tempo per aspettare” esclama il pontefice “il tanfo del marcio è molto forte. L’intero sistema socioeconomico rovina la società, condanna l’uomo e lo fa diventare schiavo”. Particolare non secondario, ma tutto francescano: non è sufficiente denunciare e diagnosticare il malanno: “ Noi oggi soffriamo di un certo eccesso diagnostico, che a volte ci porta ad un pessimismo parolaio o a crogiolarsi nel negativo.” Urge agire. 

I Poveri protagonisti del processo di cambiamento 

Il papa dà anche una risposta alla domanda “ Chi sono i protagonisti del cambiamento? “ I protagonisti del cambiamento sono i poveri, gli umili, coloro, che vivono nelle periferie, sopportando ogni giorno le difficoltà della vita, coloro che con il loro eroismo giornaliero affrontano i problemi della sopravvivenza. Queste persone sanno creare un rapporto con gli altri, iniziando così a realizzare concretamente quella che papa Francesco chiama “ la cultura dell’incontro”, quella cultura che crea rapporti umani, perché, dice il pontefice, “ non si amano né i concetti, ne le idee, si amano le persone!” Ai seminatori del cambiamento sono da affidare tre compiti. Il primo lavoro da fare: operare in modo da mettere l’economia al servizio dei popoli. E’ questo, tra l’altro un principio molto sentito dalla scuola degli economisti cattolici anche italiani. Meritano una citazione tutta particolare in questa sede Giuseppe Toniolo, che contribuì alla stesura della “ Rerum Novarum” di Leone XIII e Francesco Vito, economista e rettore della Università Cattolica, che nella prima metà del novecento, pubblicò un libro dal titolo molto significativo “ L’economia al servizio dell’uomo”. Papa Francesco riprende il termine “economia” per dargli un significato meno tradizionale: oggi, usando la parola economia si fa riferimento alle leggi che regolano la casa, il papa usa questo temine per indicare la buona amministrazione della casa comune, volendo ricomprendere nella buona amministrazione la possibilità per i suoi abitanti di esercitare tutti i diritti , non solo terra, casa lavoro, ma anche istruzione, salute, cultura. 

In questo contesto viene anche collocata l’equa distribuzione dei frutti della terra, equa distribuzione che, se per tutti è un diritto, per i cristiani è un comandamento. Il secondo compito dei seminatori è quello di unire i popoli nel cammino della pace e della giustizia. Dopo aver richiamato il desiderio dei popoli, che vogliono essere artefici del proprio destino e quindi vogliono essere indipendenti e, dopo aver ribadito che qualche risultato è stato ottenuto, citando i progressi dell’ America latina nella costruzione della “ Patria Grande”, evidenzia come molti fattori minano ancora lo sviluppo umano e limitano la sovranità. In modo particolare oggi un nuovo colonialismo, quello delle istituzioni finanziarie, finisce per bloccare questo processo di cambiamento, aiutato dalla concentrazione monopolista dei mezzi di comunicazione sociale. Il terzo ed ultimo compito è quello di difendere la madre Terra. “ la casa comune è saccheggiata, devastata, umiliata. Non solo commette peccato chi danneggia la casa comune,” ma anche chi per codardia non la difende. Di conseguenza una serie di interessi globali, ma non universali, devono essere bloccati.” 

Considerazione finale 

Il discorso di papa Francesco a Santa Cruz rappresenta un momento molto interessante di insegnamento pontificio e nello stesso tempo è un’ulteriore prova della volontà di un papa che, essendo vescovo di Roma, come primus inter pares, vuole contribuire in modo forte al cambiamento del mondo. 

Franco Peretti